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Dialogo con la mia coscienza N°35

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(Coscienza) – Milena… –
( Io ) – Zitta zitta –
(Coscienza) – Che c’è? –
( Io ) – Devo fare una cosa –
((Coscienza)- Cosa? –
( Io ) – Un appello a quelli che mandano in onda gli spot di intimo femminile –
(Coscienza) – Vai –
(Io ) – Vado. Ecco il mio appello: la smettete? –
(Coscienza) – Che succede? –
( Io) – E mai possibile che nella tv in questo periodo si debbano vedere più slip e reggiseni che pandori e panettoni? Donne perfette pure al luminol che si alternano alla confezione regalo di torroncini, nella stessa sequenza, uguale scansione come se il Natale si festeggiasse in mutande, manco fossimo appena usciti dalla banca.
(Coscienza)- Un po’ di invidia, eh… –
( Io ) – Ma chi?!? Io?!? AHAHAHAHAHAHAHAHahahahahahahahaSì.
(Coscienza) – Beh, con quelle cose indosso potresti fare anche tu la modella –
( Io ) – Ma dai… Davvero? –
(Coscienza) – Davvero! Hai presente quelle foto degli articoli comprati su internet con la didascalia “quando ordini qualcosa online e quando ti arriva a casa”? Ecco, tu saresti “quando ti arriva a casa” –
( Io ) – Sei così impegnata ad essere cattiva con me che non riesci neanche a capire fino in fondo cosa volessi dire… –
(Coscienza) – Dai, parla…-
( Io ) – L’altra sera ero rilassata sul divano con mio marito ed indossavo il mio bucolico pigiama rosa a fiorellini azzurri, le ciabatte da casa, gli occhiali che metto a fine giornata dopo aver tolto le lenti a contatto e passa una di queste pubblicità, lunghe tra l’altro. Ho avuto tutto il tempo di sentirmi più brutta di una canzone di De Gregori quando non la canta De Gregori.
(Coscienza) – Certo che se se Leopardi avesse visto Silvia così conciata, non se ne sarebbe mai innamorato e se ne sarebbe guardato bene dal dedicarle poesie. E forse sarebbe stato un uomo felice. –
( Io )- Dai, non ti ci mettere pure tu… –
(Coscienza) – Va bene, forse stavolta sono stata un po’ troppo severa con te –
( Io ) – E dire che siamo vicini al Natale. –
(Coscienza) – A proposito, mi raccomando di non onorare la tavola più del dovuto –
( Io ) Non preoccuparti, il tempo avanza ed i desideri cambiano –
(Coscienza) – Cioè… –
( Io ) – Pandori
+ Pandora.

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Dialogo con la mia coscienza N°34

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(Coscienza) – Allora, com’è andata la vacanza? –
( Io ) – Bene –
(Coscienza) – Ti sei divertita? –
( Io ) – Molto, soggiorno breve, ma pieno di emozioni –
(Coscienza) – Raccontami… –
( Io ) – Comincio dal luogo. Accorgersi di avere un posto così bello e non lontano da casa è stato come innamorarsi del compagno di banco o del migliore amico, anche se l’esordio non è stato dei migliori. Abbiamo chiesto informazioni per trovare l’albergo ad un gruppo di ragazzini tra i 13 ed i 15 anni, tutti tatuati e sigaretta muniti che si sono avvicinati alla macchina per sapere chi (!) cercavamo mentre uno di loro entrava la testa nel finestrino abbassato per guardare dentro. Primo pensiero: “Io qui la sera non esco”. Invece saremmo usciti la sera per passeggiare sul corso, popolato ma non affollato in questo periodo, di giorno a visitare le monumentali chiese precedute da imponenti scalinate in un barocco illeso e perfetto come le insegne di orologerie, sartorie, librerie ed di quel panificio “Forno moderno 1958”.
E poi la gara. Vedere mio marito che ci cercava con lo sguardo tra la folla dopo aver percorso 100 km, il suo abbraccio a me ed ai nostri figli, il suo racconto, la pizza mangiata a letto tutti insieme, il sorriso prima di addormentarsi sfinito, la premiazione l’indomani, sono ricordi più indelebili di un mascara waterproof della Mac. –
(Coscienza) – Che paragone…Tutto perfetto, allora? –
( Io ) – Beh, non proprio tutto tutto –
(Coscienza) – Qualcosa è andato storto? –
( Io ) – No, niente di grave… Il bagno dell’albergo che non contemplava l’idea di orizzontale per la totale assenza di un piano d’appoggio ed i prezzi di bar e ristoranti dove, insieme al conto, portavano anche la ghigliottina per tagliare la testa. Il primo giorno, siamo arrivati all’ora di pranzo ed abbiamo chiesto consiglio al proprietario dell’albergo che ci ha indicato un posto dove si mangiava bene e si spendeva poco. Perfetto! Siamo andati fiduciosi, salutato il personale, seduti al nostro tavolo e preso il menù: un piatto di pasta con pomodorini di Pachino 18€. Allora, premesso che nessuno poteva garantirci se fossero di Pachino e non di Pechino, nel caso avessimo dovuto sfamarci due/tre volte al giorno con questi prezzi, prima di partire ci avrebbero eletto Cittadini Onorari e consegnato le chiavi di Noto.
Così, mio marito chiama il cameriere col taccuino già in mano, gli dice che io dovevo prendere una cosa in albergo e che saremmo tornati più tardi. Alzati, andati e mai più visti.
(Coscienza) – Ma dai, davvero? –
( Io )- Davvero! Altrove non è stato molto diverso, ma almeno siamo usciti vestiti. Ok, ti sto annoiando… Tu che hai fatto? –
(Coscienza) – Sono rimasta a casa ad aspettarti –
( Io ) – Mancavo io, mancava il lavoro, giusto? –
(Coscienza) – No, anzi ho fatto un po’ il punto della situazione. Allora, ci sono le bollette che scadono tra poco, devi andare dal medico per quell’impegnativa che rimandi da ottobre, contattare l’amministratore perchè vuole finire i lavori entro novembre…
Dove vai? –
( Io ) – Ho dimenticato una cosa on albergo –

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Dialogo con la mia coscienza N°33

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(Coscienza) – Sei euforica ed indaffarata. Che succede? –
( Io ) – Parto –
(Coscienza) – Dove vai? –
( Io ) – Non lontano e solo per il fine settimana –
(Coscienza) -Vengo con te! –
( Io ) – No, tu rimani qua! –
(Coscienza) – Dai, ti prometto che starò in un angolo ferma e zitta –
( Io ) – Ti conosco e so che non lo farai. Vacanza significa staccare da tutto e con te non sarebbe possibile perchè mi ricorderesti che non sto rispettando la dieta, la sveglia, mio marito i suoi impegni di lavoro, i miei figli quelli dello studio quando non avrebbero potuto, tutto per colpa mia e sto spendendo soldi che potevano servire per qualcosa di più utile… –
(Coscienza) – Beh, in effetti… –
( Io ) – Ecco, vedi?!? Non vedo l’ora di partire, l’alba per qualche giorno e tu non sarai con me. –
(Coscienza) – Sei brutta e cattiva! –
( Io ) – Anche tu –
(Coscienza) – Vero, ma è il mio mestiere… –
( Io ) – Mi stai dicendo che è come dico io? Non mi stai dando torto? Sono commossa… –
(Coscienza) – Sei come l’orologio della tua macchina che non hai mai aggiornato al cambio dell’ora –
( Io ) – Cioè? –
(Coscienza) – Hai ragione ogni sei mesi – .

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Dialogo con la mia coscienza N°32

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(Coscienza) – Cosa c’è, Milena? –
( Io ) Imbarazzo, tanto imbarazzo…-
(Coscienza) – E’ successo qualcosa? –
( Io ) – Sì, oggi e tutte le volte che viene qualcuno a casa mia per guasti, riparazioni e lavori di ogni tipo. –
(Coscienza) – Dai, parla. –
( Io ) – Parlare, appunto. E’ proprio questo il problema. –
(Coscienza) – Spiegati meglio. –
( Io ) – Per esempio, arriva l’idraulico ed io invece di andarmene e sminuire l’urgenza descritta al telefono con una irrispettosa strafottenza, preferisco rimanere, ma non so cosa dire e chiedo i motivi del guasto. A questo punto, il suddetto interrompe il lavoro, alza la testa da sotto il lavandino, comincia una descrizione minuziosa dell’accaduto ed elenca le probabili diagnosi, senza risparmiare noiosi dettagli tecnici di cui mi importa poco o nulla se non l’esito finale: la riparazione. –
(Coscienza) – Potresti parlare del tempo o della crisi. –
( Io ) – Il tempo? E che dovrei dire? Quanto sia strano che a gennaio faccia freddo? La crisi? Idraulici e meccanici spesso approfittano dell’imprevedibilità e vengono pagati per quello che chiedono. I più abili fanno anche credere di averti trattato da amico per prezzo e tempestività. –
(Coscienza) – Stai divagando, dimmi di oggi. –
( Io ) – Hai ragione. Stamattina è arrivato il ragazzo per montare la bombola alla stufa. Suona, apro, è uno nuovo e non molto pratico. Comincia a smontare lo sportello dietro. Gli chiedo se il suo ritardo sia stato per colpa del traffico e mi risponde con un monosillabo affermativo, chiedo se sia in ritardo per le altre consegne ed ecco un altro monosillabo affermativo, al terzo sì come risposta ad una domanda sulla scadenza del tubo, desisto: stava diventando un interrogatorio. A questo punto gli dico di stare attento per l’instabilità della stufa a causa di una rotellina rotta che ha salvato la situazione. Ha incominciato a dirmi dove potrei trovarne di compatibili al mio modello, eventuali prezzi, consigli su come montarla e la soffiata finale di prenderla dai cinesi “e con 5 euro se ne esce”. Lo ringrazio del prezioso consiglio, ma l’argomento si esaurisce prima che lui monti la bombola. Di nuovo silenzio.
(Coscienza) – E poi se n’è andato? –
( Io ) – No, l’ho assunto per reggere la stufa ed evitare che cada. –
(Coscienza) – Come sei suscettibile!. –
( Io ) – Lo so che non sono cose gravi, ma tanto fastidiose e rimango sempre spiazzata, senza parole come dopo aver visto in televisione alle ultime sfilate borse, tacchi, gonne e make up invidiabili. –
(Coscienza) – Non capisco la tua meraviglia. Che ti aspetti di vedere ad una sfilata di moda? –
( Io ) – Parlo di Pitti Uomo.

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“Volere è potere”.
Lo ha detto l’insegnante di mia figlia qualche giorno fa.
Sì, lo so che non può vantare la paternità (o in questo caso si dice maternità?) né l’originalità dell’affermazione, ma da quando l’ho sentita non faccio che pensare a quanto sia difficile metterla in atto col passare del tempo. Forse perchè per realizzare un desiderio, bisogna avere coraggio e per avere coraggio è necessaria una buona dose d’incoscienza che perdiamo negli anni.
Quella volta, fu proprio l’incoscienza a prendermi per mano, farmi salire nel terrazzo di casa e sedere su quella bicicletta per imparare a guidarla. Volevo farcela da sola e non so se per orgoglio, sfida o perché non avrei sopportato la voce di qualche adulto che mi avrebbe urlato istruzioni nell’orecchio mentre mi reggeva dal sellino. Non doveva essere difficile perchè la portavano tutti, ma nelle mani degli altri era più democratica, nelle mie sembrava un cavallo imbizzarrito per il manubrio con una vita propria, l’aggravante di essere una Graziella pieghevole quando non doveva e lo spazio limitato che mi costringeva a curvare di continuo.
Reggevo l’equilibrio per poco, all’improvviso la bici andava velocemente a destra e sinistra, si piegava, cadevo e mi chiedevo perchè mai avessero inventato una bici pieghevole se un bambino non avrebbe mai potuto andare in giro con 60 chili sotto il braccio. In quel momento, non mi preoccupava rispondere a questa domanda, ma a mia madre che, ad ogni tonfo, dal piano di sotto mi chiedeva se fosse tutto a posto, costretta dagli impegni di una famiglia numerosa a credere alle mie rassicurazioni.
Le bugie furono direttamente proporzionali alla quantità di tintura di iodio messa su braccia e ginocchia che per mesi non ebbero la pelle, io fui messa in punizione e la due ruote fuori uso, però ce l’avevo fatta: avevo imparato ad andare in bici.
Quell’esperienza mi ha dato una grande lezione di vita che ricordo ancora oggi: quando desideri ardentemente una cosa, pensa ad un’altra cosa.

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